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La progettualità terapeutica conseguente all’atto diagnostico, nella “restituzione” al bambino, alla famiglia, all’istituzione.

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La diagnosi, come conoscenza attraverso (diá), condotta secondo l’ottica psicodinamica costituisce spesso, in età evolutiva, un atto anche terapeutico, sia che ad essa segua un trattamento psicoterapico, sia che si configuri come la sola esperienza possibile per quel bambino ed i suoi genitori, per condizioni interne o esterne
Ciò perché, se fondata su consolidate base teoriche e sulla capacità di integrare empaticamente il proprio transfert e controtransfert attraverso l’immedesimazione, si pone quale barriera ad un processo di sviluppo anomalo, al fine di riorganizzare nascoste energie interne e di attivare una modifica delle dinamche profonde, verso un più adeguato cammino di crescita.
Nel “cosa dire” e “come dire”, cioè nella “restituzione” ai genitori e al bambino, si concentra tutta l’intensità emotiva realizzata nelle fasi precedenti : allora è più facile accedere all’insight e quindi, perché, capiti e riconosciuti, genitori e bambino sono più disponibili ad accettare una qualche trasformazione del proprio Sé.
Nel cosa dire e nel come dire si gioca in qualche modo il futuro destino di un piccolo paziente e forse anche della sua famiglia.

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