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ASSOCIATION INTERNATIONALE D'ETUDES MEDICO-PSYCHOLOGIQUES ET RELIGIEUSES
ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI STUDI MEDICO-PSICOLOGICI E RELIGIOSI
ASOCIACION INTERNACIONAL DE ESTUDIOS MEDICOS-PSICOLOGICOS Y RELIGIOSOS
INTERNATIONAL ASSOCIATION FOR MEDICAL-PSYCHOLOGICAL AND RELIGIOUS STUDIES
 
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L'association

L'histoire

L'association est née à la fin des années quarante, du souhait de professionnels (psychanalystes, médecins, théologiens) de confronter sans compromis la psychanalyse et la foi catholique et de défendre la possibilité de ce dialogue auprès de la hiérarchie romaine.

Lorsque ce deuxième but n’eut plus de raison d’être, l’ « Association Catholique Internationale pour l’étude des relations entre la psychologie normale et la psychologie pathologique » des débuts, devenue entre-temps « Association Catholique Internationale d’Etudes Médico-Psychologiques », prend en 1972 le nom d’Association Internationale d’Etudes Médico-Psychologiques et Religieuses.

L’association devient aconfessionnelle et renforce son intérêt pour une démarche interdisciplinaire permettant de faire travailler ensemble les sciences humaines, la psychanalyse en particulier, et le fait religieux.

En savoir plus: MEAN Cyril, Vatican et psychanalyse: itinéraire d’une relation (1920 et 1970)

Ils ont fait l'histoire de l'association

Léon Cassiers

(23 mai 1930 - 11 mars 2009)

Médecin psychiatre, Professeur émérite de l'université de Louvain, Doyen de la faculté de médecine de 1989 à 1994, Ancien Président du Comité d'éthique, Léon Cassiers a été président de l'Association de 1981 à 1986, a assumé la tâche de trésorier et membre du bureau executif de 1996 à 2009.

Léon a fait plus que d'assumer ces fonctions officielles, il a été une référence, "le sage de la maison", un interlocuteur, un ami, dont la brillante intelligence, la clarté d'analyse et le bon sens non dénué d'humour, la présence chaleureuse et sensible nous manqueront. Son amabilité et sa sérénité inspiraient la confiance.

En plus de remarquables conférences et d'interventions fines et mesurées, il nous a fait cadeau de belles synthèses de congrès, valorisant le travail de chacun sans complaisance, faisant ressortir les enjeux d'un congrès, les avancées et les questions laissées ouvertes.

Quelques uns de ses textes sont disponibles sur le site.

Le Soir, quotidien de Bruxelles lui a rendu hommage : La mort d'une référence, Léon Cassiers était un résistant.

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Leonardo Ancona

(2 maggio 1922 - 1 settembre 2008)

Leonardo è stato uno dei soci fondatori dell'AIEMPR di cui è stato Presidente d'Onore. Alcuni dei suoi testi sono disponibili sul sito.

Omaggio di Luigi Filippi, Anna-Maria Lanza, Paola Elisabetta Simeoni, Salvatore Zipparri

Psichiatra, psicoanalista, gruppo-analista, Leonardo Ancona è stato direttore dell’Istituto di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC) a Milano (1959-1965) e di quello di Psichiatria e Psicologia nella Facoltà di Medicina della stessa Università a Roma (1965-1992), come Ordinario, prima di Psicologia, poi di Psicologia clinica, infine, dal 1978, di Psichiatria.

I suoi interessi hanno mirato sempre alla integrazione tra le dimensioni biologica, psicologica e sociale dell’essere umano, sviluppando anche l’aspetto psicoanalitico dei problemi. Un posto particolare occupano gli studi di psicologia sperimentale (percezione, apprendimento e pensiero), di psicologia sociale (dinamica di gruppo) e, nel campo della psichiatria, delle questioni inerenti la depressione, la schizofrenia e le perversioni.
Membro della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalitycal Association (IPA), in campo psicoanalitico i suoi interessi si sono rivolti in maniera approfondita allo studio delle nevrosi e delle psicosomatosi.

Ha dato vita o contribuito a dar vita a varie Società nell’ambito della psichiatria e della psicoterapia di gruppo, come pure in ordine ai problemi di psicologia e religione: in tale settore ha ispirato il Gruppo di Psicologia e Religione (GPR) e animato la Divisione di Psicologia e Religione della Società Italiana di Psicologia. Ma il suo contributo di gran lunga più significativo è consistito nel ridurre la distanza che tradizionalmente separava la psicoanalisi freudiana da una visione del mondo cristiana. In tal senso ha saputo coniugare la sua vasta capacità di speculazione scientifica alla sua profonda formazione religiosa, nel solco della scuola e del pensiero di padre Agostino Gemelli, di cui era stato allievo prediletto e collaboratore.

E’ soprattutto in questo ambito che si può collocare il suo impegno di scienziato, di clinico e di credente. Infatti è co-fondatore dell’Association Catholique Internationale d’Etudes Médico-Psychologiques (ACIEMP), che si costituì nel 1956 al Passo de La Mendola e che nel suo congresso internazionale di Lussemburgo (1972) assunse, con l’ingresso nell’associazione di studiosi e professionisti di diverse confessioni religiose, l’attuale denominazione di AIEMPR.

Dal 1975 al 1978 fu Presidente dell’AIEMPR e nel 1978 organizzò il congresso di Roma sul tema “La riviviscenza dell’irrazionale”, tema ancor oggi quanto mai attuale: in esso furono relatori tra gli altri (non potendo citarli tutti, benché meritevoli) studiosi cone José Beà, Louis Beirnaert, Renzo Carli, Léon Cassiers, Charles Durand, Francesco Maria Ferro, Jordì Font i Rodòn, Franco Fornari, Salomon Resnik, Emilio Servadio, Elémire Zolla.
Nel 2003 successe a Charles Durand nella carica di Presidente Onorario dell’Associazione.
Nei lunghi anni durante i quali ha partecipato all’attività internazionale dell’Associazione ha contribuito con stimoli fondamentali e geniali alla riflessione scientifica del Gruppo italiano. Per il congresso di Losanna 2009 aveva proposto un intervento intitolato “Analisi del programma scientifico della AIEMPR”, in cui, alla luce delle scoperte psicodinamiche relative al funzionamento dei gruppi, discuteva le esigenze di continua trasformazione dell’Associazione, che ne garantisca la vitalità.

E’ autore di oltre 400 scritti, tra articoli e libri. A titolo indicativo citiamo “La psicoanalisi” (1963), i tre monumentali volumi di “Questioni di psicologia”, di cui fu curatore (1962-72), “Le radici della sofferenza mentale” (con M. Di Giannantonio, 1987), “Schizofrenia e depressione: bio-psico-dinamica” (1991), “La mia vita e la psicoanalisi. Una narrazione soggettiva di scontri-incontri tra psicoanalisi e sacro”(2003) e l’ultimo suo lavoro, “Il debito della Chiesa alla psicoanalisi” (2006).

Caratteristica costante della sua genialità sono la composizione di aspetti anche apparentemente lontani, le brillanti intuizioni, la serietà del metodo, congiunte al rigore scientifico.
Ringraziamo Leonardo per quanto ci ha dato a livello scientifico, per l’eredità umana che ci ha lasciato, per la sua passione e la sua curiosità esemplari.

 

In memoriam Leonardo Ancona da Nella Bori

Vivo è il cordoglio per la scomparsa, avvenuta a Roma il 1 settembre, di Leonardo Ancona . Professore emerito di Psicologia e Psichiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, psicoanalista e gruppo-analista di fama internazionale. E’ una grande perdita non solo per la comunità scientifica, ma anche per la comunità ecclesiale e la cultura cattolica perchè il professore Ancona, figura autorevole e rappresentativa del mondo cattolico, appartiene a quella generazione di credenti, laicamente impegnati nella professione, che ha anticipato, favorito e collaborato alla grande apertura della Chiesa al pensiero moderno, nel periodo del Concilio Vaticano II. Al lui si deve l’introduzione della psicoanalisi nella cultura cattolica italiana: un lungo, tenace, coraggioso lavoro, iniziato negli anni cinquanta, in un clima caratterizzato dallo scontro, dal rifiuto, dagli esiti negativi della lunga querelle tra cristianesimo e pensiero psicoanalitico freudiano. Egli seppe trasformare quelle difficoltà “in pietre d’appoggio” per un processo di avvicinamento, inedito e insperato, che ebbe il suggello nell’udienza che il papa Paolo VI gli concesse nel 1967. In quella occasione il pontefice, rivolgendogli il suo personale invito affinché studiasse e promuovesse l’incontro tra la religione e la psicoanalisi, gli affidò un compito che divenne il cardine del suo itinerario umano e intellettuale. La sua vasta produzione scientifica relativa ai temi del rapporto tra psicoanalisi e sacro ha contribuito non poco a liberare anche l’antropologia psicoanalitica da quei fondamentalismi che a lungo le avevano impedito di confrontarsi con la percezione umana dell’ulteriorità .
In questo contesto non è possibile dare conto di tutti i suoi meriti scientifici né delle prestigiose cariche da lui ricoperte. Ci limitiamo a ricordarlo come relatore innovativo nei convegni della cittadella, fin dagli anni sessanta; a segnalare due pubblicazioni fondamentali per la comprensione del rapporto tra chiesa cattolica e psicoanalisi : La mia vita e la psicoanalisi, ed Magi ; Il debito della chiesa alla psicoanalisi ed F. Angeli; ad esprimere il nostro dolore per la perdita della sua qualificata , generosa ed entusiasta presenza nell’AIEMPR ( Associazione Internazionale di Studi Medico-Psicologici e Religiosi) della quale era Presidente Onorario e uno dei padri fondatori.

 

Scritto dall'Ordine degli Psicologi del Lazio: Per ricordare Leonardo Ancona

Abbiamo oggi appreso la triste notizia della scomparsa del Professor Leonardo Ancona, professore emerito di Psichiatria, psichiatra e psicoanalista tra i più insigni in Italia, che ha contribuito all'elaborazione e allo sviluppo del pensiero gruppoanalitico di Foulkes e alla sua diffusione nel nostro Paese.

Sarebbe difficile enumerare le prestigiose cariche da lui ricoperte: ricordiamo solo la Presidenza della Società Italiana di Psicologia (SIPs) e della Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi (COIRAG), della quale è stato fondatore. Nonostante la formazione medica, il Professor Ancona ha deciso di restare iscritto sino alla fine anche all'Ordine degli Psicologi del Lazio, e questo ci rende orgogliosi.

È una grave perdita per l'intera comunità scientifica: lo ricorderemo per l'intelligenza vivace, per il grande entusiasmo profuso nelle attività sia di ricerca che di formazione e per la generosità con cui ha condiviso il suo sapere con allievi e colleghi.

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Paul Daman

(Décédé en janvier 2008)

Paul Daman, jésuite et psychanalyste nous laisse le souvenir d'un homme discret mais dont les interventions aux nombreuses réunions du groupe belge, lors des congrès de l'AIEMPR et aux réunions du bureau étaient d'une grande sagesse et d'une grande pertinence.

Paul a été corédacteur d'une première édition de nos statuts. Il a assuré la trésorerie pendant de nombreuses années.
Son nom est également lié , avec celui d'Andrée Lehmann, à la publication au Seuil en 1987 du livre "Aux Frontières de l'acte analytique" qui rassemble nombre de textes importants de Louis Beirnaert.

En dehors de son travail de thérapeute, de ses responsabilités dans sa communauté il a assuré les prédications du carême à la Cathédrale de Luxembourg.

Tout au long de sa maladie il a apprécié d’être tenu au courant des activités le l’AIEMPR.

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Pierre de Locht

Publications de Pierre de Locht sur le site

(Décédé le 9 mars 2007 à l’âge de 91 ans)


Il était le doyen des membres de l’AIEMPR - Pr Richard Querinjean

Prêtre, docteur en théologie, maître de conférences émérite à l’Université Catholique de Louvain, il a été le fondateur du Centre National de Pastorale familiale.

Il a participé au congrès AIEMPR de Toulouse en 1963 qui avait pour thème « Mariage et Célibat ». Il y a présenté un des principaux rapports.

Par la suite il a participé à d’autres congrès et, surtout, il a été à la base de nombreuses communications du groupe belge. En effet il animait des groupes préparatoires à ces congrès en utilisant la méthode inductive. Celle-ci faisait appel à l’engagement personnel des participants. Ces participations étaient très interpelantes et ont constitué pour tous des expériences mémorables.

Il n’est pas possible ici d’évoquer ses nombreux livres qui témoignent et de son attachement à l’Eglise dans ce qu’elle a de vivant et de sa critique de l’institution en ce qu’elle a de figé. Citons ici ces derniers livres auxquels il tenait le plus « La foi décantée » (1998). « Oser être chrétien aujourd’hui » (2000),

Il a participé et s’est engagé personnellement dans tous les grands débats de société de ces dernières années. : La morale conjugale et les questions soulevées par Humanae Vitae : « La morale conjugale en recherche » (1968). La question de l’avortement : « Pour une approche plus sereine à propos de l’avortement »(1973). Les débats éthiques soulevés par la question de l’euthanasie : « Euthanasie »(2001).
Il a aussi été aux côtés de Mgr Gaillot et de son site Partenia

Dans son livre « Morale sexuelle et magistère »(1992), il fait le récit de « l’impossible dialogue » avec l’autorité religieuse au sujet de ces questions et de ses témoignages, de ses combats dans ces domaines qui sont restés au centre de ses préoccupations.

Ces dernières années ont été marquées par ses rapports étroits avec les libres penseurs, rapports faits d’une conviction profonde et inébranlable en la valeur de l’Evangile et d’un respect profond pour ses interlocuteurs agnostiques et athées.

« Un penseur libre chrétien » a dit Christian Laporte (La libre Belgique, 12.03.07)
C’est vers cette liberté qu’il a essayé de conduire les hommes et les femmes qui l’ont approché et dont il a bien souvent marqué la vie.

Il est resté en éveil, « accueillant aux déplacements qui surviendront jusqu’à mon dernier souffle. ».C’est la dernière phrase de son dernier livre «Chrétien aujourd’hui» sorti de presse en février 2007.

 

Pierre de Locht, témoin de la liberté - Albert Bastenier (article publié avec l’aimable autorisation de la rédaction de « La Revue Nouvelle »

En 1970, Pierre de Locht, prêtre catholique, théologien et fondateur du centre nation de pastorale familiale, publiait un ouvrage intitulé Et pourtant je crois. En février 2007, à la veille de son décès, paraissait le dernier de ses livres : Chrétien aujourd’hui : un engagement contradictoire ? De l’un à l’autre de ces écrits, la même interrogation au sujet de l’adhésion religieuse, de la foi chrétienne et de la permanence d’une solidarité avec l’Église catholique. Une trilogie de questions que cette grande figure spirituelle de la Belgique contemporaine n’a jamais consenti à dissocier, car elles constituaient ensemble ce qu’il appelait lui-même son «chemin de vie».

Il aurait pourtant eu plus d’une raison de les dissocier, tant il est vrai que le Dieu qu’il croyait présent au coeur de la condition humaine semblait de plus en plus éloigné des codes, dogmes et encycliques en filigrane desquels l’institution ecclésiastique nous le donne à voir. Pierre de Locht fut même le premier à prendre la mesure de cette distance, puisque les quarante dernières années furent celles au cours desquelles il en paya personnellement le prix.

Dès sa publication en 1968, l’encyclique Humanæ vitæ — portant sur les méthodes de contraception - avait installé dans l’Église catholique un malaise intellectuel et disciplinaire profond. Il ne devait plus jamais disparaitre depuis. Il n’a fait qu’y couver à la manière d’une pathologie maligne dont Rome n’a jamais voulu sérieusement prendre la mesure et comprendre la signification. Comme si non seulement l’indisponibilité intellectuelle de la théologie romaine vis-à-vis de la culture moderne mais aussi sa froide indifférence à l’égard du vécu des personnes étaient les conditions de reconnaissance de la prétention de l’infaillibilité de son pontife suprême.

Et c’est cela que Pierre de Locht ne pouvait accepter et qu’il n’accepta jamais. Son expérience, disait-il, avait forgé sa conviction qu’en chaque être humain, quel qu’il soit, il y a beaucoup plus de richesse et de capacité à s’assumer de manière responsable qu’on ne le croit et qu’il y croit lui-même. Et son souci d’aider chacun à oser être personnel, même à l’égard de la foi religieuse, fut pour lui une préoccupation majeure. À l’écoute des gens, il percevait comme peu savent le faire, combien les difficultés rencontrées dans le concret de l’existence sont autrement complexes que ce que les principes moraux de la plus intelligente des théories parviennent à exprimer. Et c’est sur ce terrain-là, celui de la réalité concrète, qu’il rejoignit plus d’une fois ceux qui, croyant ou non, s’attèlent aux grandes tâches humanitaires auxquelles notre époque convie.

Les lecteurs de La Revue nouvelle connaissent ce que furent les solidarités et les prises de position de Pierre de Locht. Il les a plus d’une fois exprimées dans nos pages, même s’il trouvait que le style de notre publication était souvent trop compliqué. Elles concernèrent les débats sur l’avortement, bien sûr, mais aussi ceux de l’éthique familiale, du contrôle des naissances, de la procréation médicalement assistée et de l’euthanasie. C’est- à-dire tous les débats qui traitent du « respect des vivants » et non pas de ce que la théologie romaine appelle abstraitement « le respect de la vie ». Car pour lui, cette sorte de vitalisme sacré qui anime la théologie était plus que suspect et il lui était devenu impossible de penser qu’aux yeux du Dieu des évangiles ce soit « la vie » comme concept qui soit sacrée plutôt que les êtres de chair et de sang que sont les hommes et les femmes de ce temps.

Sur ces questions, le « chemin de vie » de Pierre de Locht ne pouvait pas concorder avec celui du magistère ecclésial. La hiérarchie le lui fit savoir et lui en fit payer méchamment les conséquences par diverses mesures de marginalisation. Mais il disposait d’une suffisante sécurité intérieure pour ne pas se laisser détruire par cette logique institutionnelle. Plutôt que de prendre congé de l’Église, il jugea plus utile d’y promouvoir des actions transformatrices à l’égard de la place reconnue aux femmes, de la conception du ministère sacerdotal, de la liturgie. Se multiplièrent aussi, à partir de là, ses contacts et débats avec le monde de la laïcité. De son propre aveu, il y découvrit qu’il partageait avec d’autres biens des valeurs qui passent pour spécifiquement chrétiennes. Et son franc-parler autant que le courage de ses prises de position le firent apprécierez l’autre côté de cette frontière. Il fut de cette manière un chrétien témoin de la liberté implanté dans le monde pluraliste.

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Charles Durand

(Décédé le 25 mars 2001)

Hommage à Charles Durand, président d’honneur de l’ AIEMPR - Pr Richard QUERINJEAN

Charles Durand est décédé le 25 mars 2001 dans sa nonante et unième année. Médecin, psychiatre, professeur émérite de l'université de Genève, il était aussi président d'honneur de l'AIEMPR.

En 1955, dans le cadre du Congrès International de Psychanalyse de Genève, le Docteur Charles Durand avait réuni quelques psychiatres et psychanalystes à Prangins. C'est au cours de cette réunion qu'ont été jetées les premières bases de ce qui devait devenir par la suite l'Association Internationale d'Etudes Médico-Psychologiques et Religieuses

Au cours des funérailles célébrées à Nyon, en Suisse, en tant que représentant de l'AIEMPR, de l'Association Internationale d'études Médico-psychologiques et religieuses et de tous ses membres répartis dans 10 pays : Suisse, Italie, France, Grand-duché de Luxembourg, Canada, Espagne, Argentine, Chili et Belgique j’ai rendu hommage à Charles Durand. Il a participé comme membre fondateur à la création de cette association si singulière vouée à la recherche de relations constructives entre les sciences humaines et les religions, toutes les religions.

Il a entraîné avec lui plusieurs générations de médecins, de psychiatres, de psychologues, de sociologues, de psychanalystes, de théologiens. Il leur a communiqué son enthousiasme, sa tolérance, son ouverture d'esprit.

Avec intelligence et profonde amitié il a créé et fait durer cette association unique qui aujourd'hui pleure un père et un maître.

Qu'il soit ici remercié du fond de notre cœur pour tout ce qu'il nous a donné.

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